News dell'associazione Amici Schio-Grigny

A voce alta: leggere l’emigrazione

Cartolina per la serata "A voce alta: leggere l'emigrazione" organizzata dall'associazione Amici Schio-Grigny

Giovedì 10 novembre 2016 ore 20.30
a Schio presso: Palazzo Toaldi Capra, Sala degli Affreschi, via Pasubio 52

Una serata dedicata alla lettura di brani di autori che hanno vissuto in prima persona o raccontato l’emigrazione del nostro Novecento.
Serata in collaborazione con il gruppo di lettura “Libramente” della Biblioteca Civica di Thiene.

 

“ANDARE OLTRE CONFINE”
serata di lettura “A VOCE ALTA” - giovedì 10 novembre 2016  

"A voce alta".
Perché?

Perché questo titolo sta a indicare innanzitutto una modalità, la lettura a voce alta di testi letterari, e una consuetudine, la collaborazione della nostra Associazione con il Gruppo di Lettura "Libramente" della Biblioteca Civica di Thiene e con il musicista Andrea Rampon.  Ma "A voce alta" significa anche dare voce ad autori che da vari punti di vista hanno scritto di emigrazione. 

Gli scrittori abitano i luoghi delle assenze, i luoghi dove albergano i sogni. Grazie alla forza creatrice della parola, gli scrittori, facendosi interpreti dei sogni, fanno nascere mondi nuovi.
Siamo qui stasera per sperare sogni e per ascoltare la musica delle parole.

 

1. G. A. STELLA, Odissee, 2004:
La storia avventurosa e commovente dei nostri nonni partiti per cercar fortuna sfidando, su navi-lazzaretto e vecchie carrette, la grande paura di tutti: l'Oceano. Ma anche la storia di quegli Italiani che ce l'hanno fatta, sopravvivendo a mille stereotipi insultanti, facendosi forza anche dopo stragi immeritate e infami, riuscendo giorno dopo giorno a guadagnarsi la riconoscenza, la stima, l'amicizia di chi li ha accolti.

 

2. E. DE AMICIS, Sull’Oceano, 1889:
in questo romanzo l’emigrazione compare come un fenomeno di ampiezza e importanza tali da incidere profondamente sulle sorti del nostro Paese tra Ottocento e Novecento. Nel descrivere il proprio viaggio da Genova a Buenos Aires, l’autore illustra la miseria e la tenacia del popolo degli emigranti.

 

3. M. G. MAZZUCCO, Vita, 2003:
L'arrivo degli Italiani in America, Ellis Island, le prime esperienze, la ricerca di qualcosa per vivere e costruirsi un futuro, gli occhi sull'America.

 

 

4. F. CAVANNA (1923-2014), Les Ritals, 1978:
L'autore presenta il suo libro così: "E' un moccioso che parla, che ha tra i sei e i sedici anni, dipende dalle volte. Talvolta parla al presente e finisce al passato o viceversa. Così è la memoria, va e viene. Non è difficile leggerlo ma ho pensato che era meglio dirvelo prima. È tutta verità. Voglio dire che non c'è niente di inventato. Questo moccioso ero io quando ero moccioso, esattamente con i sentimenti che avevo allora. Almeno credo. Diciamo che è il moccioso di quel tempo rivissuto da quello che è oggi, e che sente così prepotentemente il momento che rivive, da non poterlo immaginare diverso". Rital (ritagli, piccoli scarti) è un termine spregiativo con cui i Francesi definivano gli immigrati italiani.

 

5. T. BEN JELLOUN, Ospitalità francese, 1984:
"Questo libro è stato scritto dopo l'assassinio di un ragazzo maghrebino di undici anni che giocava a pallone e faceva rumore. Un francese allora prese il fucile, mirò e uccise il ragazzo".
Un grande scrittore arabo che vive in Francia, un uomo di cultura diviso tra il paese d'origine e quello di adozione, racconta in questo libro che cosa è il razzismo di questi anni. Ed è un racconto aspro, duro, che espone più dubbi che certezze. Un libro che, nella sua capacità di analizzare lucidamente il nostro razzismo quotidiano e la difficile convivenza tra culture diverse, sembra descrivere con impietosa esattezza molte situazioni dell'Italia di questi anni.

 

6. FRANCESCO PERRI, Emigranti, 1928, pp. 43-44:
scrittore malvisto dal Fascismo, riscoperto recentemente, Francesco Perri pubblicò nel 1928 il libro Emigranti, storia-romanzo tra miseria e speranza, che ha come sfondo un piccolo paese della Calabria di inizi Novecento, dove i protagonisti sono gente semplice che sogna di partire per l'America, o che davvero emigra verso l'America o che dall'America ritorna. 

 

7. MARISA FENOGLIO, Vivere altrove, 1997, pp. 9-11: 
Stabilitasi in Germania alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, per seguire il marito dirigente d'azienda, Marisa Fenoglio non conosce la disperazione degli emigranti del Sud o di certe regioni del Nord, che erano spinti dalla necessità del vivere a cercare lavoro al di là delle Alpi. Quella di Marisa Fenoglio è, come lei dice, "una emigrazione privilegiata, facile". Ma non meno lacerante è, nel suo racconto, il senso di sradicamento e la ricerca, mai appagata, dell'appartenenza. "Nessun emigrato conosce alla partenza la portata del suo passo. Il suo sarà un cammino solitario, incontrerà difficoltà che nessuno gli ha predetto, dolori e tristezze che pochi condivideranno. L'emigrazione gli mostrerà sempre la sua vera faccia e a ogni ritorno constaterà quanto poco sappiano coloro che restano di ciò che capita a coloro che sono partiti".

 

8. G. KANAFANI, Ritorno a Haifa, 1969:
Uno scrittore palestinese, per la prima volta nella letteratura araba, in questo libro del 1969 (lo scrittore morirà in un attentato a Beirut nel 1972) ci parla di due diaspore, quella ebraica e quella palestinese, accomunate dallo stesso tragico destino. Umanità e forza emotiva stanno alla base di questo toccante racconto. Il protagonista, Said, un palestinese di Haifa, dopo vent'anni di esilio ritorna nella città natale "solo per rivedere" fugacemente i luoghi amati e la sua casa, ora abitata da una famiglia di ebrei polacchi, scampati ad Auschwitz. In questo viaggio nel  tempo presente e nel passato riaffiorano, da entrambe le parti, il disagio e la tristezza della situazione in un groviglio di sentimenti e di passioni umane.

 

9. C. LEVI, Cristo si è fermato a Eboli, 1945:
Il più famoso libro del medico pittore Carlo Levi. La scoperta del problema meridionale non solo come episodio di una condizione arcaica, intollerante della nostra società, ma anche come teatro di una straordinaria civiltà contadina. "Eboli, - dicono i lucani tra cui Levi fu mandato al confino dal fascismo - è l'ultimo paese di cristiani. Cristiano è uguale a uomo. Nei paesi successivi, i nostri, non si vive da cristiani, ma da animali." Secondo Italo Calvino, la peculiarità di Levi sta in questo: che egli è il testimone della presenza di un altro tempo all'interno del nostro tempo, è l'ambasciatore di un altro mondo all'interno del nostro mondo. Carlo Levi (1902 - 1975) laureato in medicina, fu pittore e scrittore. Visse a Parigi, fondò con Lussu, Rosselli, Salvemini e Tarchiani, il movimento Giustizia e Libertà.

 

10. M. ZAMBRANO, Le parole del ritorno, 1995:
Questo libro riunisce una parte degli articoli di Maria Zambrano apparsi settimanalmente nei giornali spagnoli dopo il suo ritorno in Spagna tra il 1985 e il 1990. Esule in Francia per 45 anni, per sfuggire alla dittatura di Francisco Franco, Maria Zambrano (1904-1991) è stata una delle figure più originali del panorama filosofico del Novecento. I suoi saggi contengono un pensiero forte, la certezza profonda che muove dalla fede e dalle fedi che "è proprio della vita risorgere", che la verità, "la semplice verità, è che le civiltà muoiono e rinascono; che tutto quanto è stato dimenticato, un giorno riappare; che la vita, la vita degli uomini, si è sempre nutrita della speranza di essere ricreata o di essere creata completamente e per sempre. Che l'uomo, finché tale si può chiamare, è un animale che insegue la conoscenza creatrice".

 

11. A. de SAINT-EXUPERY, Il Piccolo Principe, 1943:
passi dal capitolo XXI, l'incontro con la volpe. Con il suo linguaggio poetico, de Saint-Exupéry parla dell'incontro tra persone diverse che per comprendersi hanno bisogno di addomesticare e di essere addomesticate, che altro non significa se non 'creare dei legami', perché se non c'è relazione tra le persone, non c'è comprensione e non c'è dialogo, non c'è la capacità di mettersi nei panni dell'altro e vivere l'altro in tutta la sua unicità. Perché "non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".

 

 

12. E. GLISSANT, Tutto-mondo, 1993, pp. 260-261:
Con la sua scrittura magistrale, inaspettata, densa, profonda, Edouard Glissant conduce il lettore verso un viaggio infinito dove si toccano e confondono i paesaggi più lontani, in un vortice di tempi e di spazi. In questo nuovo tutto-mondo, in cui uomini e linguaggi si mescolano, si incrociano le vite e i destini di personaggi indimenticabili. "Ma sono coloro che navigano tra due impossibili il vero sale della diversità del mondo. Non c'è bisogno di integrazione per vivere insieme nel mondo e mangiare tutti i cibi del mondo in un paese".

 

Sospesi tra più mondi

Cartolina per la serata "Sospesi tra più mondi" dell'associazione Amici Schio-GrignyGiovedì 29 settembre

Presso la Sala degli Affreschi di Palazzo Toaldi, la Professoressa Ylenia D’Autilia ci ha parlato di migrazioni dal punto di vista antropologico e filosofico.
Ad un pubblico di più di cinquanta persone la professoressa D’Autilia ha proiettato un piccolo corto realizzato dagli studenti del Liceo Classico dal titolo “Creare Ponti” che voleva far riflettere sull’evidenza che i migranti sono già tra noi, fanno parte della nostra vita, condividono le nostre ansie e aspirazioni, si integrano mescolando la nostra cultura e quella  di provenienza.
Questo piccolo filmato inoltre smontava  pregiudizi e opinioni superficiali  che non tengono conto  dei dati reali e non vengono mai inseriti in un contesto preciso ; allo stesso modo la prof.ssa D’Autilia ha evidenziato l’uso errato delle parole usate dai media in riferimento alle emigrazioni: per es. “emergenza” quando in realtà le migrazioni sono “strutturali” alla nostra società.
Ha anche toccato il problema del crollo delle nascite in occidente e delle problematiche che ne derivano per l’organizzazione del lavoro, e della società stessa. Per finire, con linguaggio chiaro ed accessibile a tutti, la D’Autilia ha  spiegato che la formazione dell’identità dipende da molti fattori, la cultura di provenienza, l’ambito familiare, il ceto sociale, la scolarizzazione, le relazioni, ma anche ogni singolo accadimento che tocca la nostra vita e le nostre esperienze.

Conferenza a Grigny

Conferenza a Grignysabato 9 luglio 2016

“Schio, Alessandro Rossi e l’Archeologia Industriale”

Nel viaggio - scambio culturale con gli Amici di Grigny ha trovato posto una conferenza con proiezione di un diaporama curato in collaborazione con il prof. André Guillemenot, dell’Associazione francese.

La conferenza ha avuto questi punti forza:

  • la figura di Alessandro Rossi (1819-1898), la sua vita, gli studi, la sua competenza e la sua capacità imprenditoriale che gli hanno consentito, a partire dal 1860, di dare impulso all’industria fondata dal padre Francesco e di trasformarla nella Lanerossi che tutti conosciamo, fino a far diventare Schio “la Manchester d’Italia” e l’ambito dell’Alto Vicentino il più importante polo tessile italiano fino agli anni ’80 del Novecento;

  • le condizioni geografiche e storiche che hanno consentito lo sviluppo industriale di Schio, fin dai tempi  della Repubblica di Venezia (1406-1797), in particolare nel 1700 quando Niccolò Tron avviò l’attività laniera presto seguito da altri imprenditori quali i Garbin, i Conte, i Cazzola, fino agli inizi del 1800 con l’industria fondata da Francesco Rossi ed Eleonoro Pasini;

  • l’ampia concezione complessiva e globale degli spazi, delle strutture e dei servizi collegati alla fabbrica che Alessandro Rossi aveva maturato, grazie alla sua grande apertura mentale e alle esperienze che aveva mutuato viaggiando all’estero. La grande novità portata da Alessandro Rossi consisteva nel puntare ad una “armonia capitale-lavoro” volta a rendere più confortevole il tenore di vita degli operai;

  • le strutture volute da A. Rossi e realizzate in particolare dal suo architetto, Antonio Caregaro Negrin:  la Fabbrica Alta, il Teatro Jacquard, il Nuovo Quartiere Operaio, la biblioteca circolante, la scuola serale per gli operai, la chiesa di Sant’Antonio, l’ambulatorio medico-chirurgico, i bagni pubblici, il mercato coperto, lo stadio...

  • la vita degli operai: condizioni di lavoro, salari, salute;

  • il modello socio-economico-urbanistico di Schio esportato da Alessandro Rossi sia in piccoli centri nei pressi di Schio (Pievebelvicino e Torrebelvicino, Rocchette, Santorso, Dueville) sia a Vicenza.

Perché pensiamo che lo scambio culturale porti a conoscenza e la conoscenza porti a maggiore vicinanza. Una vicinanza siglata dalla presenza dell'Assessore alla Cultura del Comune di Schio Roberto Polga, che ha partecipato, con la moglie, alla conferenza e ad alcuni momenti conviviali, in rappresentanza del nostro Comune. 
Perché pensiamo che le nostre eccellenze vadano esportate per diventare curiosità da soddisfare.
significhi costruire quadri di storia.

Gli Amici di Grigny a Schio: una visita da festeggiare

“Champagne!”

... verrebbe da esclamare alla fine del soggiorno della delegazione francese di Grigny a Schio.
Sì, proprio così… Perché con l’occasione le Associazioni gemelle italo-francesi Amici Schio-Grigny hanno potuto festeggiare un nuovo passo importante: il consolidamento dei rapporti tra le due associazioni con un incontro ufficiale dei due Primi Cittadini delle città, da ben 14 anni amiche.

Dal 19 agosto 2016, l’Associazione ha accolto l’associazione gemella proponendo una serie di visite al territorio vicentino e Veneto, ma non solo.

Nei primi giorni è stato un onore poter ricevere in visita il sindaco di Grigny, Philippe Rio, e sua moglie; accompagnati prima ad Asiago, sui luoghi della Grande Guerra dove hanno combattuto alcuni battaglioni francesi, e poi nella vallata di Posina, sui luoghi di partenza di nonni e padri di tanti cittadini di Grigny andati a lavorare nelle cave della ditta Piketty. Culmine del viaggio italiano del maire francese è stato l’incontro di lunedì 22 agosto nella sede comunale di Schio con il sindaco Valter Orsi, l’assessore alla cultura Roberto Polga con presenti i sindaci di Valli e Torrebelvicino. Dopo uno scambio di doni gastronomici, gli ospiti sono stati accompagnati in visita sui luoghi dell’archeologia industriale di Schio dalla guida Stefania Torresan, dal sindaco e dall’assessore.

Partito il sindaco francese, nei giorni successivi gli amici grignois rimasti a Schio hanno potuto partecipare a diverse escursioni: dalla classica, ma immancabile, visita di Venezia al nostro Ossario del Pasubio, dai prati di Camposilvano al parco e villa Rossi di Santorso, per poi proseguire con una visita tutta culturale dedicata a Canova a Possagno con passeggiata nel verde borgo di Asolo. Non sono mancate le visite nei dintorni di Schio e alle sue contrade.

Ma quest’anno l’associazione italiana ha proposto un viaggio particolare: tre giorni (dal 26 al 28 agosto) in uno dei Luoghi della Memoria, Mauthausen, organizzato dall’A.N.P.I di Thiene. Alcuni soci dell’associazione hanno preso parte assieme al gruppo francese, accompagnato dalla vicesindaco di Grigny, Elisabeth Eté. La visita è stata dedicata ai campi di deportazione di Mauthausen e Guesen, dove sono state deposte le corone ai piedi dei monumenti italiano e francese, durante una cerimonia intensa ed emotivamente toccante. Ancora più forte è stato il momento passato di fronte al forno crematorio di Guesen, dove sono stati cremati anche alcuni deportati scledensi: tutti i partecipanti si sono stretti in cerchio tenendosi reciprocamente la mano, uniti in una preghiera comune seppur credenti di fedi diverse.

Tornati a Schio, la mattina di martedì 30 agosto gli amici scledensi hanno salutato gli amici grignois, consapevoli entrambi di quanto il legame di amicizia tra le due città sia saldo e le due associazioni sono desiderose di approfondire ancor di più i rapporti con iniziative culturali, scambi e condivisione di esperienze come quelle appena descritte.

 

Alcuni momenti della  visita  dedicata ai campi di deportazione di Mauthausen e Guesen:

London Calling!

cartolina dell'evento andare oltre confine

Può sembrare il titolo del famoso disco dei The Clash, invece è il nome della serata organizzata giovedì 19 maggio 2016 a Palazzo Toaldi Capra per discutere un nuovo fenomeno migratorio verso una città particolare, Londra, e il suo stato, l’Inghilterra.

Per noi dell’Associazione è fondamentale parlare di migrazione e quest’anno il tema culturale “Spazi di confine”, proposto dal comune di Schio, ci fornisce un’ottima occasione... E in questi spazi di confine abbiamo analizzato proprio quell’andare oltre confine, caratteristica della migrazione.

La serata “London calling!” è stata articolata in tre parti, grazie alla visione dei tre teaser del documentario Influx London “che rivela 'il palpito' dell'Italia e degli italiani, raccontando la storia del nuovo flusso migratorio tramite gli occhi di chi vive a Londra”.

Del regista Luca Vullo, il film vede la collaborazione dell’Ambasciata e del Consolato italiani e dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra. La premiere è fissata per il mese di giugno a Londra e in luglio sarà presentato a Roma, alla Farnesina.

A intervallare la visione dei tre teaser, abbiamo ascoltato i racconti di tre giovani emigrati in Inghilterra: Ivan Donadello (bibliotecario); Manuel Gallio (ingegnere); Matteo Pietrobelli (fotografo e videomaker).

Molte le domande… Altrettante le risposte. Perché su cosa vuol dire studiare, lavorare, vivere a Londra non è possibile ricevere una sola risposta. Non solo. Alcune delle frasi del documentario hanno spinto i tre relatori a discutere da ciascun punto di vista, a volte uguale a volte in totale disaccordo, perché ognuno vive la propria esperienza, la propria storia, con piccoli o grandi fallimenti o con inaspettati successi.

Ad un pubblico attento, è stata data la possibilità di intervenire per sciogliere dubbi e certezze su questo fenomeno contemporaneo. Ma anche dare istruzioni a giovani liceali interessati a… saltare oltre Manica al richiamo di una frizzante città come Londra!

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